spettacolo 28 marzo "Porca miseria"

“Porca miseria”

Di Valentina Diana

Con Gianni Bissaca

Regia di Gianni Bissaca

 

Io, Lui e Ulisse

Lui non sono io.

Altrimenti direi Io, e non Lui.

Lui è il personaggio che Io, che sono un attore, interpreto.

Il casting non è stato difficile: ho chiesto all’Autrice del testo che Lui avesse la mia età per poterlo interpretare, e d’altra parte io sono il Produttore del progetto e il Regista dello spettacolo, dunque decido io l’Attore.

Dunque Lui ha pressappoco la mia età.

Lui non mi somiglia per niente: Lui la pensa in modo molto diverso da me.

Ad esempio Lui è molto infastidito dai Poveri, a Lui piacerebbe che i Poveri fossero tutti come San Francesco (d’altronde a chi non piacerebbe…) e non sopporta il loro odore.

Lui non mi somiglia, ma per crearlo l’Autrice si è basata sul racconto di alcuni fatti miei.

Dunque, un po’, Lui potrebbe ricordare me: si potrebbe dire che Lui ha vissuto alcune esperienze che Io ho vissuto…d’altra parte i Personaggi del Teatro assomigliano tutti a qualcuno realmente esistito, a qualcuno bisogna pur rifarsi.

Quelli che mi conoscono intravvedono questa somiglianza, uno mi ha detto che ho fatto outing…si sbaglia, io non c’entro con Lui: io lo interpreto e basta. I suoi pensieri, le sue opinioni, i suoi sogni sono molto lontani dai miei pensieri, dalle mie opinioni, dai miei sogni.

O forse in fondo mica tanto…ma tant’è, chi può dirlo veramente?

Poi c’è quell’altro, Ulisse.

Ulisse non si chiama Ulisse, è Lui che lo chiama Ulisse, perché abbia un nome.

Ulisse forse è una sua proiezione, o forse no…chi può dirlo? Decidetelo voi.

Io un giorno Ulisse l’ho visto, l’ho raccontato all’Autrice e lei l’ha scritto.

La voce a Ulisse la do Io…o Lui…chi può dirlo? Decidetelo voi.

Comunque Ulisse ha un cartello di cartone, nient’altro.

Ulisse è un cartello di cartone, si potrebbe anche dire. Decidetelo voi.

Lui sente costantemente lo sguardo di Ulisse su di sé, si sente giudicato, e gli risponde.

Lui parla a Ulisse, perché voi ascoltiate. Lui sa che c’è un pubblico, Lui un tempo faceva l’Attore. Come me. Ed ora Lui ora è in pensione, come me, che sono contentissimo.

Lui invece è incazzato nero, perché Lui non è un tipo risolto, Lui è pieno di risentimento, di amarezza, di rabbia.

Io e l’Autrice lo sappiamo: Lui è nostro prigioniero, sera dopo sera.

Lui e Ulisse sono una bella coppia, come Estragone e Vladimiro.

E ogni sera aspettano me: che però, ogni sera, arrivo da loro!

Alla fine c’è Clorinda.

Ma lei è vera, come sono vero io, come sono veri i poveri veri.

E quella è un’altra storia.

 

 

PORCA MISERIA racconta la vita di un attore.

Per chi esercita questa professione, spesso la Compagnia è non solo struttura organizzata di lavoro ma gruppo di amici, famiglia allargata, rifugio sicuro.

A volte occorre abbandonarla, a volte si viene abbandonati.

Sempre se ne conserva memoria.

Molti anni fa ho trovato in rete queste Beatitudini.

Ignoro chi ne siano gli autori o le autrici, dico loro grazie!

Esprimono quello che ho nel cuore, e ne condivido totalmente lo spirito.

Le condivido, cari amici e care amiche che leggete, e vi saluto con affetto. G.B.

 

 

LE BEATITUDINI DELLE COMPAGNIE TEATRALI

 

Beate le compagnie che hanno un amico commercialista,

perché risparmieranno sui costi dell’amministrazione.

Beate le compagnie rimaste fuori dai circuiti istituzionali,

perché rischieranno meno di perdere l’entusiasmo per il loro lavoro.

Beate le compagnie che condividono le idee tra di loro,

perché forse riusciranno a realizzarle.

Beate le compagnie che non ricevono finanziamenti pubblici,

perché non dimenticheranno da dove vengono e dove vogliono andare.

Beate le compagnie che non hanno una sede propria,

perché non smetteranno di impegnarsi per trovare nuovi canali.

Beate le compagnie che hanno poco pubblico agli spettacoli,

perché continueranno ad interrogarsi su che cosa fare e come farlo.

Beate le compagnie ignorate dalla stampa,

perché non si parlerà di loro accanto alla pubblicità di McDonald.

Beate le compagnie che non hanno critici che scrivono di loro,

perché non perderanno tempo a leggere articoli inutili per tutti.

Beate le compagnie costrette a fare lavoretti qua e là,

perché non dimenticheranno la fortuna che hanno ad avere una passione.

Beate le compagnie che non occupano poltrone importanti,

perché il nuovo le coglierà in piedi pronte a partire.

Beate le compagnie che devono farsi da sole la grafica delle locandine,

perché saranno obbligate a pensare per il pubblico e non lo delegheranno.

Beate le compagnie che non hanno un ufficio stampa,

perché non si dimenticheranno di telefonare agli amici.

Beate le compagnie che recitano in teatri piccoli oppure in spazi non convenzionali,

perché porteranno la cultura nei luoghi trascurati dal sistema.

Beate le compagnie che si scaricano da sole le scenografie dal furgone,

perché non si devono atteggiare ad artisti: lo sono.

Beate tutte le compagnie ignorate, sottovalutate, disprezzate

perché non smetteranno di provare e di sbagliare

ridisegnando ogni giorno i confini della cultura.

Data

28 Mar 2026

Orario

18:30

Ingresso

10 euro posto unico

Sala

Capannone Rosetum

Prossimo evento